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2007 - Premio Marco Magnani per giovani artisti - VI Donne

“Immagine come punto di confluenza-comunicazione tra differenzialità del soggetto, bisogno diffuso, possibilità di contraddizione. L'immagine è qualcosa di perfettamente individuale – sapere del corpo – che però può attraversare-esprimere tutto il 'sociale'. Arte: quale 'funzione'?
Già funzione non è la parola giusta: essa infatti presuppone un progetto, un'intenzione totalizzante.
Non si può pensare l'arte come riduttrice, razionalizzatrice dell'immaginario collettivo (in tal caso essa annullerebbe la differenzialità non solo del soggetto interlocutore ma anche di quello emittente); sarebbe il caso di un progetto teorico che la vedesse fornitrice d'immagine delle masse, condensatrice di immagine, con un fine. Il punto è questo, l'artista non deve operare con altro fine che non sia prima di tutto quello della sua espressione individuale, differenziata, la sua 'socialità' dipenderà così in primo luogo dalla sua capacità di carica 'forte' dell'immagine in senso allusivo, metaforico, così che possa entrare nel 'laboratorio d'attrezzi' di tutti, essere usata da tutti per comunicare meglio, per riassumere in essa con più facilità il proprio disagio-conflittualità, modo di essere differenziato.
Qui si aprono due strade. 1. l'arte è ormai intrinsecamente eversiva (quanto più nell'operare emergono stati profondi differenziati); 2. l'arte può essere eversiva se riesce a collegare meglio l'indagine iconica specialistica con l'immaginario collettivo.
Il nodo è, come si vede, l'operare del soggetto che più opera e scava all0interno e più dovrebbe collegarsi all'esterno”.
Questi appunti di Marco Magnani scritti a matita nel 2002 possono ben illustrare il senso e il respiro del Premio marco Magnani 2007 VI Donne.
Un luogo particolarmente connotato (un padiglione dell'ex ospedale psichiatrico) si scontra con il vissuto e la ricerca artistica di tre giovani artisti invitati. Ne scaturisce, nelle differenti soluzioni, un'operazione compatta, omogenea che, priva di un qualsiasi intento didascalico, banalmente ideologico o sociologico, va a scavare nella specifica individualità del soggetto in rapporto con l'altro (forse anche con una parte nascosta del sé) e acquista quindi una valenza sociale molto più profonda.
L'Associazione Marco Magnani per la realizzazione di questo progetto, una manifestazione per inviti, ha scelto tre critiche-curatrici nazionali e internazionali che hanno indicato tre giovani artisti i quali hanno usufruito di una residenza a settembre e a novembre: questo ha permesso loro il contatto diretto con l'ex ospedale nel suo complesso, con l'ex padiglione VI Donne, con la città di Sassari e i suoi dintorni.
Proprio la residenza si ricollega alle note, sempre manoscritte, di Marco Magnani:
“Bisogna sostituire alla mimesi di un mondo di immagine tecnologico un respiro simpatetico con l'immaginario 'organico' nelle sue caratteristiche attuali (alla base l'indifferenza). L'immagine 'forte' non è quella costruita su base totalitaria (volontà ordinatrice rispetto al mondo di immagine dato), ma quella che si struttura sull'immaginario del vissuto che utilizza il dato indiscriminatamente, con adesione perfettamente egoista, consumistica, scadenzata esclusivamente dalle fasi vitali del soggetto. Il mondo dell'immagine diventa così per esso un repertorio, un catalogo senza scala di valori. L'artista opera così a partire dalla sua differenza, e tanto più sarà 'sociale' tanto più in essa riuscirà a scavare.
La differenza però per essere tale non è 'un sé', è contraddizione, confronto, annullamento della struttura categoriale del soggetto, apertura (all'essere?). L'opera di rammemorazione dell'artista consiste nel disvelare l'immaginario come immaginario. Conoscere il già noto”.

Caterina Ruju
Presidente dell'Associazione Marco Magnani

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Artisti

Ana Maria Bresciani
Giorgio Andreotta Calò
Rory Logsdail

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